Una svolta normativa di grande impatto ha recentemente colpito l’utilizzo dei dispositivi di firma digitale in Italia. A partire dal 29 giugno 2026, alcuni specifici chip crittografici non sono più considerati idonei per la sottoscrizione di documenti informatici.

Tra i modelli direttamente coinvolti spicca il chip JSIGN3, integrato in passato all’interno di numerosi dispositivi distribuiti da importanti Certificatori (come i token USB e le smart card di Namirial).

Perché questi chip di firma digitale vanno in pensione?

Il blocco di questi dispositivi non è dovuto a un malfunzionamento tecnico o a un difetto di fabbrica, ma è la diretta conseguenza di una precisa evoluzione legislativa e di sicurezza:

  • Il nuovo Regolamento eIDAS2 (Normativa UE 2024/1183): Il nuovo quadro normativo europeo ha introdotto standard di sicurezza decisamente più stringenti per l’identità digitale e i servizi fiduciari, ridefinendo i requisiti minimi dei dispositivi hardware.
  • Obsolescenza tecnologica: I vecchi chip crittografici non dispongono più delle caratteristiche hardware necessarie per contrastare le moderne minacce informatiche e garantire l’inviolabilità della firma.
  • Revoca definitiva dei certificati: A causa del mancato allineamento ai nuovi standard, i certificati di firma ospitati sui chip obsoleti sono stati revocati in modo definitivo alla data di scadenza del 29 giugno.

Le conseguenze pratiche per professionisti e imprese

La revoca di questi certificati comporta l’immediata perdita di efficacia giuridica dei vecchi dispositivi, con risvolti operativi critici per il lavoro quotidiano:

  1. Perdita del valore legale: Qualsiasi firma elettronica qualificata apposta con un chip JSIGN3 dopo il 29 giugno 2026 è considerata nulla e priva di valore legale.
  2. Blocco totale delle operazioni: Non è più possibile firmare atti giudiziari, bilanci aziendali, contratti, fatture elettroniche o adempimenti doganali (eDAS) utilizzando i vecchi token.
  3. Obbligo di sostituzione dell’hardware: Per continuare a firmare i file nei formati standard (CAdES, PAdES o XAdES), professionisti e imprese devono necessariamente dotarsi di un nuovo kit di firma digitale aggiornato e conforme alle ultime direttive europee.
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