La fattura elettronica tra privati sarà definitivamente realtà dal prossimo primo gennaio. La conferma si è avuta dal Collegato al decreto fiscale 2019 (qui l’articolo con tutte le novità>>) che riporta una serie di variazioni e chiarimenti in vista dell’imminente obbligo.


Le novità riguardano anche la fattura elettronica transfrontaliera, argomento d’interesse per i soggetti che effettuano operazioni di import/export.

A questo riguardo, segnaliamo che è stata introdotta una correzione a quanto prescritto nella Circolare 13/E del 2 luglio scorso. Infatti nella prima versione del testo, l’obbligo di fattura elettronica veniva esteso a soggetti “residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato”.

Nel decreto fiscale 2019 invece, questa definizione viene corretta: scompare la dicitura “identificati nel territorio dello Stato” che diventa “residenti o stabiliti nel territorio dello Stato”.

Vediamo ora come comportarsi in caso di operazioni da e verso l’estero.


Operazioni di import/export: cosa cambia dal 1 gennaio 2019?

I soggetti che operano attraverso import/export, dal 1 gennaio 2019 saranno tenuti a comunicare i dati delle fatture transfrontaliereentro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di emissione/ricezione del documento come previsto dal provvedimento dell’AdE n. 89757 del 30 aprile 2018.

Tale comunicazione, chiamata “esterometro” diventa facoltativa per tutte le operazioni per le quali è emessa una bolletta doganale o nel caso in cui sia stata emessa/ricevuta fattura elettronica transitata attraverso il Sistema di Interscambio.

E’ quindi possibile emettere fattura elettronica transfrontaliera per evitare di dover trasmettere i dati fattura, seguendo le specifiche tecniche riportate nel provvedimento dell’AdE n. 89757 del 30 aprile 2018.

I dati da inserire in una fattura elettronica transfrontaliera sono gli stessi sia che il cliente sia residente in Italia, sia che sia residente all’estero, ma la differenza  sarà nel codice destinatario, che per i soggetti esteri diventa convenzionalmente “XXXXXXX”(7 volte X).

Per quanto riguarda il CAP  da inserire in una fattura verso l’estero, l’Agenzia delle Entrate consiglia di utilizzare il codice convenzionale “00000” (5 volte 0)

Probabilmente però, i clienti esteri  non potranno “leggere” la fattura in formato elettronico .xml visto che per il momento la e-fattura è un obbligo tutto italiano ed è per questo che sarà utile (anzi, diciamo necessario!) inviare al cliente il documento anche nei formati tradizionali (es. cartaceo, pdf..).


I vantaggi della fattura elettronica transfrontaliera

Vediamo quali sono i vantaggi nell’emissione della fattura elettronica transfrontaliera:

  • possibilità di gestire in maniera omogenea tutto il processo di fatturazione attiva senza fare distinzioni tra fatture nazionali ed estere, minimizzando la possibilità di errori e facilitando la gestione amministrativa e documentale.
  • l’emissione di e-fattura verso l’estero, rende facoltativa la comunicazione dei dati fattura (esterometro) almeno per quanto riguarda i dati fattura del ciclo attivo.

La fattura elettronica transfrontaliera: come gestire il ciclo passivo?

Discorso diverso per quanto riguarda il ciclo passivo delle fatture transfrontaliere poichè i fornitori esteri non possono comunicare con il nostro Sistema di Interscambio.

Entro il 1° gennaio prossimo ci si augura venga trovata una soluzione in tal senso, al fine di permettere agli operatori che fanno import/export, di gestire il flusso completo di fatturazione – attiva e passiva – attraverso l’utilizzo della fattura elettronica.